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Prestito per imprenditori nella fase di avvio: quali possibilità hanno i fondatori?

Molti fondatori sono all’inizio della loro carriera. Ci sono senz’altro fondatori già di successo che dispongono del capitale necessario, ma la maggior parte deve cercare vie per finanziare l’avvio e il primo periodo. Spesso, quindi, non è facile ottenere un prestito. I lavoratori autonomi raramente rientrano tra i clienti preferiti di una banca. Ma come si riesce a ottenere un prestito per imprenditori nella fase di avvio?
Figura 1: in Germania le start-up puntano su diverse fonti di finanziamento. Spesso al centro ci sono i mezzi propri. Ma cosa succede se serve un’iniezione di liquidità aggiuntiva? Fonte immagine: @ Smava.de
La situazione dei fondatori in sintesi
Molti fondatori si trovano nella condizione di non disporre ancora di un cuscinetto finanziario sufficiente. Dei risparmi ci possono anche essere, ma in molti casi sono già investiti nella propria idea imprenditoriale. Alla fine dei conti, però, resta spesso poco o nessun capitale proprio.
Per le banche questo significa:
1. Reddito poco solido
Il reddito del fondatore non è sicuro. C’è una differenza per chi avvia un’attività come secondo lavoro, perché può dimostrare il reddito dell’occupazione principale. Il reddito da pura attività autonoma viene sempre guardato dalle banche con un certo scetticismo, perché non è affatto garantito. I ricavi sono soggetti a oscillazioni e, soprattutto all’inizio, non sono affatto calcolabili con sicurezza. Inoltre solo raramente e per breve tempo si ha diritto all’indennità di disoccupazione. Se l’avvio dell’attività va male, i fondatori dovrebbero ricorrere all’assistenza sociale e non potrebbero più far fronte ai loro obblighi finanziari.
2. Poche garanzie
Anche queste scarseggiano nella maggior parte dei casi. Naturalmente ci sono fondatori che possiedono già una casa di proprietà interamente pagata o anche oggetti d’arte di valore, ma è piuttosto raro. Di norma non è possibile fornire alcuna garanzia per il prestito aziendale.
In effetti è spesso difficile, da fondatore, convincere una banca. Per questo motivo i prestiti aziendali tradizionali non sono neppure in cima alle possibilità di finanziamento per le start-up.
Spesso i fondatori si mettono anche i bastoni tra le ruote da soli, perché aspettative e calcoli esagerati alla fine diventano un ostacolo. Ma tutto questo sapere non aiuta il fondatore, perché nella sua situazione ha bisogno di un prestito per imprenditori per:
- Costruzione – che si debbano realizzare o ampliare uffici, magazzini oppure capannoni di produzione o laboratori, poco importa. Il denaro per farlo serve.
- Dotazione – naturalmente varia a seconda dell’attività avviata. Ma certi impianti o certe dotazioni servono a quasi ogni start-up appena fondata.
- Costi legali – anche questi non sono da sottovalutare. Un fondatore fa bene ad avere avvocati specializzati al proprio fianco. Quasi nessun fondatore riesce a depositare da solo una domanda di brevetto in modo corretto e completo.
Nota: se un brevetto è già stato registrato con successo, questo può avere un effetto positivo sull’accesso al credito. Il motivo è piuttosto semplice: il prodotto ideato non può più essere immesso sul mercato da aziende terze senza ulteriori passaggi, quindi le possibilità di vendita e con esse i ricavi aumentano.
Quali requisiti devono soddisfare i fondatori per i prestiti bancari?
Ogni fondatore d’impresa dovrebbe prepararsi alla perfezione per la richiesta di finanziamento. Questo significa che non deve solo essere informato sui possibili strumenti di sostegno, ma deve anche saper presentare sé stesso e la propria attività nella luce migliore. Ma che cosa serve?
- Business plan – pochissime banche sono in grado di valutare un’impresa appena fondata, i suoi prodotti e le sue opportunità. Un business plan eccellente e professionale è quindi la prima base. Grazie al piano, chi chiede il prestito può mostrare le opportunità dell’impresa e spiegare con precisione come intende raggiungere un obiettivo concreto. Parte essenziale del business plan è anche un piano di liquidità che ne deriva, in cui viene rappresentato il rimborso del prestito bancario. Senza il business plan c’è al massimo la possibilità di ottenere un piccolo prestito, se l’impresa viene avviata nel salotto di casa e non ci sono praticamente costi di avviamento.
- Garanti/secondo mutuatario – è possibile anche ricorrere a un garante per il prestito imprenditoriale. Il garante deve però a sua volta soddisfare i requisiti della banca e tutte le parti devono essere consapevoli che, in caso di fallimento dell’impresa, il garante risponde del prestito. Lo stesso vale per un secondo mutuatario, la cui responsabilità a volte si spinge ancora oltre.
- Capitale proprio – più capitale proprio è disponibile, migliori sono le possibilità di ottenere il credito. Capitale proprio non significa che i fondatori debbano aver risparmiato loro stessi il denaro. Anche le iniezioni di liquidità da parte di familiari e amici possono valere come capitale proprio. Lo stesso vale per i terreni, purché siano liberi da gravami. In linea di principio è consigliabile poter dimostrare, per un prestito aziendale, almeno il 10-15% della somma necessaria come capitale proprio.
In effetti i fondatori hanno spesso possibilità migliori se possono ancora dimostrare un lavoro dipendente. Questo serve come garanzia nei confronti della banca. È solo importante chiarire con precisione quali aspettative ha la banca riguardo al rapporto di lavoro. Diversi fondatori sfruttano senz’altro un rapporto di lavoro dipendente per avviare l’attività come secondo lavoro in modo solido e sicuro, ma pianificano di lavorare, dal giorno X, interamente nella propria impresa. È ipotizzabile che la banca finanziatrice imponga il mantenimento del rapporto di lavoro per un certo periodo.
In quale altro modo i fondatori possono procurarsi capitale?
Molti fondatori si trovano davanti a un enorme dilemma. Hanno un’idea grandiosa, del cui successo sono davvero convinti. Ma per realizzare questa idea su più ampia scala serve denaro, e non lo ottengono perché non possono offrire garanzie finanziarie. Ci sono senz’altro dei motivi per cui parecchi aspiranti imprenditori girano per speciali format televisivi o cercano investitori in altro modo. Ma se i prestiti tradizionali sono difficili o addirittura impossibili, bisogna guardarsi intorno in cerca di alternative. In linea di principio esistono infatti diverse opzioni per ottenere il capitale necessario:
- Prodotti di sostegno – a livello regionale ci sono spesso strumenti di finanziamento specifici, pensati per le start-up della zona. A seconda del luogo di residenza esistono interi circoli di sostegno che a volte si rivelano utili. Se non possono mettere a disposizione i mezzi, cercano almeno di mettere in contatto i fondatori promettenti con partner finanziariamente solidi. Anche a livello UE esistono alcuni strumenti di sostegno che almeno
- Sostegno KfW – tramite la KfW i fondatori possono ottenere il «Startgeld» e un ulteriore prestito per fondatori. Mentre il prestito di capitale per l’avvio è pensato per rafforzare il capitale proprio di un’impresa, lo StartGeld è effettivamente destinato all’avvio, ai costi correnti e agli investimenti. Lo StartGeld viene erogato fino a 125.000 euro, il prestito di capitale fino a 500.000 euro. Il vantaggio di questi prestiti agevolati sta nel fatto che la KfW si assume il rischio di credito interamente o almeno in parte e fissa rate di rimborso estremamente ragionevoli. Inoltre, a seconda del programma, si possono prevedere all’inizio anni senza ammortamento, in cui sono dovuti solo gli interessi. La giovane impresa ottiene così un po’ di tempo per collocare con successo gli investimenti. È anche possibile ricorrere ai prestiti quando l’avvio risale già a qualche tempo prima. Lo StartGeld può essere richiesto fino a cinque anni dopo la fondazione dell’impresa.
- KfW: prestito agevolato per le PMI – si rivolge alle piccole e medie imprese, anche a quelle appena avviate. Anche i liberi professionisti possono richiedere il prestito. L’importo è dell’ordine dei milioni. Questo prestito interessa piuttosto i fondatori che hanno già superato il primo passo e ora vogliono ampliarsi.
- Prestiti privati – rappresentano una buona possibilità, se in famiglia o tra le conoscenze ci sono persone con mezzi adeguati. Per un prestito privato serve però sempre un vero contratto di finanziamento, che chiarisca l’importo, gli accordi di rimborso, le scadenze e gli interessi. Purtroppo qui vale il proverbio secondo cui l’amicizia finisce dove cominciano i soldi e, senza una forma scritta, ogni parte può sostenere che il prestito fosse più basso o più alto, che fosse stato concordato un tasso diverso e così via. In linea di principio, del resto, una comunità di finanziamento non è in contrasto con il prestito privato. La cerchia di amici e familiari può quindi anche puntare a un funding privato. Anche qui vale: ogni partecipante deve inserire per iscritto le condizioni nel contratto. In ambito privato può presentarsi così: nonna 5.000 euro, papà 1.000 euro, fratello 10.000 euro e così via. Tutti devono poi accordarsi insieme sugli interessi e sulle rate.
- Crowdfunding – anche questo metodo è piuttosto diffuso, e ci sono chiaramente due opzioni. La prima, il vero crowdfunding, è fatta di privati come finanziatori, che possono partecipare al progetto con una somma. Di norma funziona bene quando l’impresa distribuirà prodotti innovativi: i finanziatori di regola non ricevono indietro del denaro, bensì il prodotto. L’altra alternativa è già più particolare, perché qui investono in parte veri investitori, anche con importi elevati. Si può senz’altro regolare molto, ma di solito gli investitori si aspettano una quota dell’utile per la loro spesa. Allo stesso tempo rilevano una certa parte dell’impresa. È soltanto la ricerca tramite piattaforme specifiche a distinguerli dai «veri» investitori. La seconda forma viene indicata anche come crowdinvesting.
- Investitori – anzitutto: nessun investitore dà denaro per beneficenza, perché naturalmente vuole guadagnare dall’impresa. Il business plan è quindi di nuovo la misura di tutte le cose. Oltre a questo, però, deve funzionare anche l’intesa personale. Proprio all’inizio entrano volentieri i cosiddetti «business angel». Questi però, oltre a una pura iniezione di capitale, vogliono contribuire anche con il proprio know-how. Per questo motivo è tanto più importante che sul piano umano non ci siano differenze troppo grandi.
Probabilmente la maggior parte degli avvii viene finalizzata con un mix di diverse fonti di finanziamento. Già il capitale proprio si compone volentieri di mezzi diversi, gli altri fondi provengono da programmi di sostegno, dalla famiglia o anche da investitori. È importante poter presentare a tutte le parti un buon business plan. Solo così, di norma, riesce anche il pitch. Un esempio: chi vuole fondare una particolare azienda di software che offre una soluzione specifica contro gli attacchi hacker dovrebbe saper presentare questa soluzione in poche frasi chiare e comprensibili.

Figura 2: molte strade portano all’iniezione di liquidità desiderata. I fondatori dovrebbero esaminare con cura tutte le possibilità e alla fine prendere una decisione informata. Fonte immagine: @ Ibrahim Boran / Unsplash.com
Conclusione: più strade portano al salvadanaio
Per i fondatori non è certo facile. Una buona idea da sola non porta ricavi, perché solo con la realizzazione nasce un potenziale di utile. Ma le banche di norma si aspettano proprio questo già prima: garanzie finanziarie. Questo rende così difficile accedere alle relative fonti di finanziamento. Ciononostante esistono senz’altro possibilità e vie per ottenere prestiti imprenditoriali. Proprio i prestiti per fondatori della KfW o gli aiuti all’avvio di città e Länder possono essere utili. Chi allo stesso tempo raccoglie fondi con la famiglia, la cerchia di amici e magari tramite il crowdfunding ha buone possibilità di mettere davvero insieme il capitale necessario.
